CONDANNIAMO IL DEGRADO!
La fotografia che racconta cassonetti stracolmi e cartoni abbandonati non è un’eccezione: è il simbolo quotidiano di un problema che Genova conosce fin troppo bene. Un problema che non nasce solo da carenze organizzative, ma soprattutto da un deficit di responsabilità collettiva.
È giusto dirlo chiaramente: l’inciviltà di una parte dei cittadini è una delle cause principali del degrado urbano. Sacchi lasciati fuori orario, rifiuti non differenziati, ingombranti abbandonati accanto ai cassonetti. Comportamenti che trasformano interi quartieri — dalla Foce al resto della città — in spazi trascurati e difficili da vivere.
Ma sarebbe scorretto fermarsi qui. Perché accanto a queste criticità , esiste anche un impegno istituzionale che merita di essere riconosciuto. L’assessora Silvia Pericu, oggi responsabile dell’ambiente, del ciclo dei rifiuti e dell’igiene urbana, sta lavorando su un tema complesso come la gestione strutturale dei rifiuti, indicando come priorità la chiusura del ciclo e un sistema più efficiente e sostenibile . Un lavoro non semplice, che richiede tempo, investimenti e scelte anche impopolari.
Allo stesso modo, l’azione dell’assessora Arianna Viscogliosi sul fronte della sicurezza urbana e della polizia locale rappresenta un presidio fondamentale contro quei comportamenti incivili che degradano la città . Perché il decoro urbano non è solo pulizia: è anche controllo, rispetto delle regole, presenza sul territorio.
E allora il punto è proprio questo: la politica può e deve fare la sua parte — e in alcuni casi la sta facendo — ma non può sostituirsi al senso civico dei cittadini.
Resta poi una questione delicata, che non può essere ignorata. Quando un cittadino segnala problemi, denuncia situazioni di degrado o critica pubblicamente la gestione, deve poterlo fare senza timore. Il caso di chi, nel municipio del Medio Levante, si è esposto e si è ritrovato coinvolto in conseguenze personali pesanti, pone un interrogativo serio: è giusto che chi solleva un problema rischi più di chi lo crea?
Una città democratica vive anche di confronto, di critica, di partecipazione. Se queste vengono soffocate, si crea silenzio. E il silenzio, in questi casi, è il miglior alleato del degrado.
Per questo serve uno scatto collettivo.
Ai presidenti di municipio e agli assessori si chiede sensibilità , presenza e continuità : più controlli, più prevenzione, più ascolto. Non solo interventi emergenziali, ma una strategia stabile.
Ai cittadini, invece, si chiede qualcosa di ancora più semplice e più difficile allo stesso tempo: rispetto. Perché nessuna città può essere pulita se chi la vive la tratta come una discarica.
Genova non ha bisogno solo di più mezzi o più cassonetti. Ha bisogno di più civiltà . E quella, purtroppo, non si può appaltare.

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