
La politica del capro espiatorio non rende più sicure le città
Ci sono dei momenti nei quali la politica dovrebbe abbassare i toni. Non per convenienza, non per opportunità, ma per rispetto delle persone e delle istituzioni.Quando una città viene colpita da episodi gravi, quando una comunità si interroga sulla propria sicurezza e quando i cittadini chiedono risposte, il compito della politica dovrebbe essere quello di offrire soluzioni, non bersagli.Per questo motivo colpisce la rapidità con cui, nelle ultime settimane, una parte dell’opposizione genovese ha individuato nell’assessora Arianna Viscogliosi il bersaglio privilegiato di una campagna politica che appare più orientata alla ricerca di un responsabile che alla comprensione dei problemi.È una dinamica che conosciamo bene.Ogni volta che emerge una difficoltà complessa, ogni volta che un fatto di cronaca scuote l’opinione pubblica, qualcuno ritiene necessario individuare un colpevole immediato. È una scorciatoia rassicurante. Consente di semplificare ciò che è complesso, di trasformare una discussione articolata in uno scontro tra buoni e cattivi, tra vincitori e sconfitti.Ma amministrare una città non funziona così.La sicurezza urbana non è una materia che possa essere ridotta al lavoro di un singolo assessore. Chi conosce anche minimamente il funzionamento delle istituzioni sa che entrano in gioco competenze dello Stato, delle prefetture, delle forze dell’ordine, della magistratura, degli enti locali e di numerosi soggetti pubblici e privati.Pensare che un fenomeno complesso possa essere spiegato attraverso la responsabilità esclusiva di una persona significa non comprendere la natura stessa dell’amministrazione pubblica.Elisa Serafini, nel suo libro “Fuori dal comune”, racconta con lucidità quanto sia difficile amministrare e quanto sia facile, invece, giudicare dall’esterno. Descrive una politica locale fatta di procedure, vincoli, competenze distribuite e responsabilità che raramente coincidono con la narrazione semplificata che arriva ai cittadini.È una riflessione che dovrebbe essere letta da tutti, maggioranza e opposizione.Perché la politica locale non è il luogo delle formule magiche. È il luogo della pazienza, della mediazione, del lavoro quotidiano e spesso silenzioso. È il luogo in cui i risultati arrivano dopo mesi o anni, mentre le critiche arrivano in poche ore.In questo contesto, Arianna Viscogliosi merita una valutazione fondata sui fatti e non sulle convenienze del momento.Da quando ha assunto il proprio incarico, ha affrontato una delega tra le più difficili e delicate di qualsiasi amministrazione comunale. Una delega che espone inevitabilmente chi la esercita alle paure, alle aspettative e alle tensioni presenti nella società.Può essere criticata? Certamente.Le sue scelte possono essere discusse? Naturalmente.Ma esiste una differenza sostanziale tra il confronto politico e la delegittimazione personale.Le istituzioni democratiche si rafforzano quando le persone vengono giudicate per il loro lavoro, non quando diventano il bersaglio di campagne costruite sull’emotività del momento.Genova ha bisogno di più sicurezza. Su questo non esistono dubbi.Ma ha bisogno anche di più serietà.Ha bisogno di una politica che riconosca che la sicurezza non si costruisce attraverso una conferenza stampa, un post sui social o una richiesta di dimissioni.La sicurezza si costruisce investendo sul territorio, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, sostenendo le forze dell’ordine, recuperando le aree degradate, promuovendo inclusione sociale e prevenzione.È un lavoro lungo. Faticoso. Spesso poco visibile.Proprio per questo richiede amministratori che abbiano il coraggio di assumersi responsabilità e che possano lavorare senza essere costantemente sottoposti a processi politici preventivi.La verità è che oggi siamo di fronte all’ennesimo tentativo di trasformare un tema complesso in una battaglia di propaganda.E quando la propaganda prende il posto dell’analisi, a perdere non è una persona. A perdere è la qualità della nostra democrazia.Arianna Viscogliosi non ha bisogno di solidarietà per ragioni personali. Ha bisogno, come ogni amministratore pubblico, di essere giudicata con equilibrio, onestà intellettuale e rispetto istituzionale.Sono principi che dovrebbero appartenere a tutti coloro che credono nella buona politica.Anche perché i cittadini sanno distinguere sempre meglio tra chi lavora per risolvere i problemi e chi lavora per sfruttarli.Per questo motivo, al netto delle polemiche e delle dichiarazioni di giornata, una certezza sembra emergere con chiarezza: il tempo della propaganda è breve, quello dell’amministrazione è molto più lungo.Ilaria Cavo e Piero Piciocchi stiano sereni. Fra cinque anni l’assessora Viscogliosi sarà ancora al suo posto, così come la sindaca Salis, a meno che nel frattempo non abbiano ricevuto qualche promozione.Loro, invece, resteranno sempre consiglieri comunali. Sempre che gli elettori che li hanno sostenuti in questa tornata, arrivati al 2030, non decidano di cambiare idea.