LIBERI E FORTI cresce ancora!

Il comitato Liberi e Forti diventa grande!

C’è un momento, nella vita di ogni esperienza civica, in cui restare fermi equivale a rinunciare. E poi c’è il momento in cui si decide di crescere, di darsi una forma più solida, più riconoscibile, più responsabile. Il comitato “Liberi e Forti” ha scelto la seconda strada.La decisione è maturata ieri sera, in un clima che non aveva nulla di rituale e molto di sostanza. Attorno a un tavolo, senza enfasi ma con consapevolezza, si è discusso del futuro. Presente anche Francesco Sannino, capo comitato — come ama definirsi, con una formula che sa di concretezza più che di formalità. Alla fine, la scelta è stata unanime: crescere, strutturarsi, diventare qualcosa di più di un semplice comitato.Non è solo una questione giuridica. Trasformarsi in associazione o fondazione significa assumersi una responsabilità diversa: dare continuità a un’idea, radicarla nel tempo, renderla meno fragile. Significa passare dall’entusiasmo alla costruzione. E in un’epoca in cui la politica spesso si consuma in pochi mesi, questa è già una notizia.C’è poi un altro passaggio, meno visibile ma altrettanto significativo: la registrazione del marchio. “Liberi e Forti – Popolari Italiani” non sarà soltanto un nome pronunciato nelle riunioni o stampato su un volantino. Diventa un segno tutelato, riconosciuto, difeso. Una scelta che nasce anche da una diffidenza concreta, maturata osservando dinamiche politiche ben note. Evitare che altri — come la Lega di Salvini — possano appropriarsi di parole cariche di storia e significato non è una precauzione eccessiva, ma un atto di prudenza. E se situazioni analoghe dovessero ripresentarsi, la risposta è già scritta: diffida ufficiale.Ma il punto non è solo difendersi. È costruire. E costruire significa allargare. Non più soltanto Genova, ma l’intero territorio regionale. E, se le condizioni lo permetteranno, guardare anche oltre. Non con ambizioni velleitarie, ma con l’idea che certi valori — se trovano radici solide — possono parlare a molti più di quanto si immagini.In questo percorso, un ruolo importante lo giocherà il dialogo con gli amici di “Casa Riformista”. L’obiettivo è chiaro: riportare alla partecipazione quell’elettorato cattolico che negli ultimi anni ha scelto, in larga parte, l’astensione. Eppure, proprio l’ultimo referendum ha mostrato che quella presenza non è scomparsa. È silenziosa, ma viva. Attenta, forse disillusa, ma non indifferente.Rimettere in moto quella parte di Paese non è un’operazione nostalgica. Non si tratta di guardare indietro, ma di riconoscere che esiste ancora una domanda politica che non trova risposte adeguate. Una domanda fatta di moderazione, di senso delle istituzioni, di attenzione ai territori. In una parola, di equilibrio.In questo quadro si inserisce anche una prospettiva concreta: la possibilità che “Liberi e Forti – Popolari Italiani” si presenti alle prossime elezioni amministrative come lista civica, in alleanza con Casa Riformista, a sostegno di Silvia Salis. Un’ipotesi, per ora, che resta legata alle scelte future della stessa Salis. Ma è già indicativa di una volontà: non restare ai margini, ma partecipare.E poi c’è un richiamo che non può passare inosservato. Lo spirito della Democrazia Cristiana. Un riferimento che, per qualcuno, potrebbe sembrare fuori tempo. Ma la storia, quando torna, non lo fa mai per caso. Torna perché certi equilibri si sono spezzati, e qualcuno prova a ricomporli.“Liberi e Forti” non è ancora una risposta compiuta. È, semmai, un tentativo. Ma è nei tentativi seri che spesso si intravede qualcosa di più grande. Non proclami, non slogan. Piuttosto, un lavoro lento, fatto di scelte concrete.Ieri sera non è nato un partito. Non ancora. Ma è stato fatto un passo in quella direzione che, nella politica di oggi, è forse il più difficile: prendere sul serio se stessi.

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