Solidarietà a Silvia Salis
Non è una formula rituale, né una carezza di circostanza buona per tutte le stagioni. È una presa di posizione necessaria, perché in queste ore si è superata quella linea sottile che separa la critica — legittima, doverosa — dall’accanimento, che invece è sempre sospetto.
A Genova, città difficile, ruvida, allergica alle narrazioni facili, Silvia Salis sta facendo il suo mestiere: governa. Che è verbo ingrato, perché non prevede applausi quotidiani ma decisioni, spesso impopolari, sempre esposte. E chi governa davvero sa che il consenso non si misura nei salotti o nei retroscena romani, ma nelle strade, nei quartieri, nei problemi che qualcuno finalmente prova ad affrontare.
È curioso — ma neanche troppo — che proprio mentre questo lavoro prende forma, mentre il suo nome comincia a circolare oltre i confini municipali, si scateni un coro che somiglia più a una reazione di difesa che a una critica politica. Come se il problema non fosse ciò che fa, ma ciò che potrebbe diventare.
E allora giù con le etichette, le insinuazioni, i sospetti. Un copione antico: prima si ignora, poi si minimizza, infine si attacca. Non per confutare, ma per contenere.
Fa ancora più rumore il fatto che parte di questo fuoco amico arrivi da chi, almeno sulla carta, dovrebbe condividere campo e obiettivi. Ma la politica italiana ha questa particolarità: teme più le anomalie interne che gli avversari dichiarati. E Silvia Salis è, evidentemente, un’anomalia. Non perché sia perfetta — non lo è, come non lo è nessuno — ma perché non sembra rispondere ai riflessi condizionati di apparati e correnti.
Nel frattempo, fuori da queste schermaglie, c’è una città che osserva e giudica con criteri più semplici e più severi: funziona o non funziona. Ed è lì che si misura il consenso vero, quello che non ha bisogno di editoriali per esistere.
Forse qualcuno, tra Roma e dintorni, farebbe bene a farsene una ragione: il consenso non si assegna, si costruisce. E a volte nasce in luoghi e con persone che non erano previste nei piani.
Genova, con il suo carattere poco incline alle illusioni, questo lo sa bene. E sa anche riconoscere quando qualcuno, nel bene e nel male, sta facendo il proprio lavoro con serietà.
Per questo, al di là delle polemiche e delle convenienze, una cosa resta: Silvia Salis non ha bisogno di essere protetta. Ma merita di essere rispettata.
E oggi, più che mai, anche difesa.

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