Pietro, stai sereno!

C’è una politica che costruisce. E ce n’è un’altra che commenta. Non è una distinzione teorica: è ciò che, oggi, separa chi governa da chi rimpiange di averlo fatto.

Pietro Piciocchi appartiene a questa seconda categoria. Le sue accuse alla sindaca Silvia Salis — quella presunta “caccia ai colpevoli” — suonano come un vecchio disco: utile a coprire il silenzio sulle responsabilità di ieri.

Perché la verità è semplice, e proprio per questo scomoda: i problemi di oggi hanno radici profonde. E chi ha amministrato prima dovrebbe avere il pudore di riconoscerlo, più che la fretta di accusare.

Ma qui il punto si fa più serio. Non è solo una questione di gestione amministrativa. È una questione di visione.

Noi, come Liberi e Forti – popolari italiani, rivendichiamo con orgoglio di essere i degni eredi dello spirito autentico della Democrazia Cristiana. Non una caricatura identitaria, non un rifugio nostalgico, ma una tradizione viva. Quella di Alcide De Gasperi, che seppe dare all’Italia una dignità europea; di Amintore Fanfani, che fece della giustizia sociale un progetto concreto; di Aldo Moro, che insegnò la pazienza del dialogo; e di Giulio Andreotti, che conosceva il peso della responsabilità.

Quella tradizione non ha nulla a che vedere con il cristianesimo nazionalista che oggi riaffiora in certa destra: una versione ridotta, quasi difensiva, più preoccupata di delimitare che di includere, più incline allo scontro che alla costruzione.

È lì che si colloca Piciocchi. Non nella grande storia del popolarismo italiano, ma in una sua declinazione minore, che confonde identità con chiusura e leadership con polemica.

Alla sindaca Salis si può dire molto, ma non si può negare che stia affrontando problemi reali con strumenti reali. E allora, a Piciocchi, non resta che un consiglio — il più semplice, e forse il più efficace: stia sereno. Perché agitarsi non è governare, e nemmeno prepararsi a farlo.

Nel frattempo, il quadro si muove. E potrebbe muoversi più rapidamente di quanto qualcuno immagini.

Silvia Salis rappresenta oggi qualcosa che va oltre Genova: un profilo capace di parlare a un Paese intero. Non è peregrino immaginare che il suo percorso possa condurla, nel giro di poco tempo, fino a Palazzo Chigi. La politica italiana, del resto, ha già dimostrato di saper sorprendere chi resta fermo.

E mentre a Genova si affollano ambizioni più o meno dichiarate — da Edoardo Rixi a Ilaria Cavo — il destino politico di Piciocchi rischia di ridimensionarsi. Non per ingiustizia, ma per logica: chi non costruisce alternativa difficilmente guida. E spesso finisce dove le alternative si discutono, non si decidono — tra i banchi di un consiglio comunale.

È una lezione antica, quasi democristiana nella sua essenza: la politica non premia chi alza la voce, ma chi regge il peso delle scelte.

E noi, che a quella tradizione continuiamo a guardare — senza nostalgia ma con responsabilità — sappiamo bene da che parte stare.

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