I cattolici hanno sbagliato a votare per Trump

C’è una regola non scritta della politica — e della vita — che gli ingenui imparano sempre troppo tardi: quando ti allei con qualcuno che disprezza ciò che sei, non stai facendo un patto. Stai firmando una cambiale in bianco. E prima o poi qualcuno verrà a incassarla.

Una parte del cattolicesimo americano quella cambiale l’ha firmata con entusiasmo. Non per fede, ma per calcolo. Ha visto in Donald Trump non un uomo, ma un arnese: utile, rozzo, efficace. Uno di quelli che fanno il lavoro sporco mentre i galantuomini si tengono le mani pulite. In cambio di qualche giudice, di qualche slogan ben assestato contro l’aborto, ha deciso che tutto il resto — il disprezzo per i deboli, la volgarità elevata a sistema, la politica ridotta a rissa — fosse rumore di fondo.

Era una scommessa. E come tutte le scommesse fatte con troppa furbizia, si sta rivelando stupida.

Adesso gridano allo scandalo. Scoprono improvvisamente che il giocattolo non risponde ai comandi, che l’alleato non è educato, che il linguaggio è brutale, che la guerra torna a essere una soluzione e non un fallimento. Addirittura si indignano se una cappella del Pentagono ospita un rito protestante e non cattolico, come se fosse una sorpresa, come se qualcuno avesse mai promesso loro un posto riservato.

Ma davvero pensavano di essere soci? Davvero credevano che uno come Trump, che non ha mai mostrato il minimo interesse per la dottrina, per la tradizione, per qualsiasi cosa non fosse se stesso, si sarebbe messo a fare il chierichetto della Chiesa cattolica?

Qui non siamo all’ingratitudine. Siamo alla coerenza.

Trump sta facendo esattamente ciò che ha sempre fatto: usa, divide, semplifica. Non distingue tra cattolici, protestanti, evangelici: distingue tra ciò che gli serve e ciò che non gli serve più. E in questo momento, il cattolicesimo — con la sua pretesa universalistica, con la sua fastidiosa abitudine a parlare di pace, di migranti, di limiti morali alla forza — è diventato un ingombro.

Un tempo lo si chiamava “utile idiota”. Oggi si preferisce dire “alleato strategico”. Cambia il lessico, non la sostanza.

E così arriviamo al punto più grottesco della faccenda: i cattolici che invocano la disobbedienza. Non più verso un potere anticlericale, non più contro un regime ostile, ma contro un presidente che hanno contribuito a portare al potere. È una scena che sfiora la farsa, se non fosse tragica. Prima lo votano perché è forte, poi scoprono che è troppo forte. Prima applaudono la semplificazione, poi si lamentano delle conseguenze.

La verità è meno elegante ma più semplice: hanno confuso la difesa di alcuni principi con la delega totale della propria coscienza. Hanno pensato che bastasse vincere su un paio di temi per potersi permettere di perdere su tutto il resto. Hanno scambiato la politica per un supermercato morale: si prende quello che conviene e si ignora il resto.

Ma la realtà non è un supermercato. È un conto corrente. E il saldo, alla fine, torna sempre.

Quando una rivista dei gesuiti parla di “guerra” — esagerando, certo, ma non inventando — e quando perfino figure come Timothy Broglio evocano l’obiezione di coscienza davanti a una guerra ritenuta ingiusta, non siamo più davanti a un incidente. Siamo davanti a una resa dei conti. Non tra Trump e la Chiesa, ma tra i cattolici e la loro stessa illusione.

Perché il punto non è che Trump tradisca i cattolici. Trump non tradisce: non promette nulla che non sia immediatamente utile a lui. Il punto è che i cattolici hanno tradito se stessi nel momento in cui hanno deciso che il fine giustifica il mezzo. Che si può chiudere un occhio — e poi l’altro — purché il risultato arrivi.

Il risultato è arrivato. Ed è esattamente questo.

Una Chiesa che si scopre marginale proprio dove pensava di aver vinto. Dei fedeli che si accorgono troppo tardi che la forza senza misura finisce sempre per travolgere anche chi l’ha invocata. E un potere che non si prende nemmeno la briga di essere ipocrita: esclude, divide, procede.

Si può sempre dare la colpa agli altri. Al protestantesimo, al Pentagono, alla politica americana. È un esercizio rassicurante e inutile. La verità è che nessuno ha costretto quei cattolici a scegliere. Hanno scelto da soli, convinti di essere più furbi della realtà.

La realtà, come spesso accade, si è limitata a dimostrare il contrario.