Il referendum costituzionale del 2026 è ormai storia. E la storia non mente: il NO ha vinto, non per la forza di un partito o di un leader, ma perché il popolo ha deciso di farsi sentire. Il comitato Liberi e Forti – Popolari Italiani rivendica questo successo con orgoglio. Fin dall’inizio avevamo capito il pericolo: il SÌ avrebbe significato una magistratura subordinata alla politica, un’Italia a rischio di scivolare nei peggiori anni Venti del Novecento.

Il giudizio politico sul governo

Ma il referendum non è solo una questione tecnica. È un giudizio politico senza appello sul governo Meloni. Chi nel 2022 aveva votato Fratelli d’Italia oggi si ritrova a pagare il prezzo: diesel oltre 2 euro al litro, costi della vita insostenibili, un futuro geopolitico incerto, con la minaccia di una terza guerra mondiale che aleggia come una spada di Damocle. Giorgia Meloni non potrà ignorare questo verdetto, soprattutto considerando i suoi rapporti con leader come Trump, Orban e Netanyahu: il sovranismo non paga più, e la realtà lo ha appena certificato.

L’esempio di Matteo Renzi

Guardiamo al passato recente, a una stagione politica che aveva coraggio, visione e modernità: la stagione di Matteo Renzi. Il referendum costituzionale del 2016 non era propaganda o esercizio retorico. Era un progetto concreto, mirato a rendere l’Italia più moderna, più competitiva, più europea, con pesi e contrappesi studiati per il bene del Paese. Non cercava applausi facili; cercava risultati, crescita e credibilità internazionale. Oggi possiamo dirlo chiaramente: quella stagione resta un esempio di come la politica possa guardare oltre il quotidiano, oltre le polemiche e le urla dei talk show.

La partecipazione che sorprende

E il NO del 2026 ci conferma una lezione preziosa: la democrazia non è mai scontata. Giovani che convincono i nonni ultra-novantenni a recarsi alle urne, persone che per decenni si erano astenute e ora tornano per difendere la Costituzione: tutto questo dimostra che quando c’è una causa giusta, anche l’astensionismo si piega. Non è un voto qualunque: è la manifestazione della coscienza civile, della responsabilità di un popolo che sa leggere i pericoli.

Il popolo del non voto

Nonostante i partiti che hanno sostenuto il NO – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra – la vera maggioranza è stata quella del popolo del non voto, di chi negli ultimi trent’anni si è sempre astenuto, quel 30% che rappresenta il più grande partito d’Italia, un elettorato silenzioso ma fondamentale, che negli anni ’80 e ’90 votava per il pentapartito, in particolare per la gloriosa Democrazia Cristiana. La libertà di voto concessa da Italia Viva e dai ribelli di Azione ha solo confermato il quadro: il NO non era la vittoria di pochi, ma il trionfo della coscienza collettiva, del popolo che sa leggere i pericoli e difendere la Costituzione.

L’appello a Matteo Renzi

Ed è qui che entra in scena il nostro appello a Matteo Renzi. C’è un’Italia che vuole essere rappresentata: moderata, di centro, capace di guardare alla sinistra riformista senza rinunciare ai valori della responsabilità, della modernità e della coerenza. Chiamalo Casa Riformista, Margherita 2.0, Nuova Democrazia Cristiana: poco importa il nome, il senso è uno solo. Italia Viva da sola non basta. Tu puoi essere il federatore dei moderati, il punto di riferimento di un elettorato silenzioso che una volta votava il pentapartito e ora vuole tornare protagonista.

La lezione dei veri leader

I veri leader hanno sempre alternato momenti di splendore e momenti di caduta. Così fu per Prodi, così fu per Berlusconi, così fu per i grandi leader democristiani come Fanfani, Moro, Andreotti. La storia insegna che chi ha visione e coraggio può risalire. Matteo, questa è la tua occasione. La stagione del NO ci ricorda che quando la causa è giusta, il popolo segue. Il comitato Liberi e Forti – Popolari Italiani è pronto a offrirti sostegno e aiuto, a fianco tuo, per costruire un grande partito di centro, moderno, europeo, capace di ridare speranza e prospettiva al Paese.

Pensaci bene, Matteo

Caro Matteo, pensaci bene. La storia, come sempre, aspetta chi osa guardare avanti. Dai!