Cโ€™รจ un momento in cui la cronaca smette di essere discussione e diventa giudizio. Non un giudizio morale astratto, ma un giudizio storico, che prescinde dalle simpatie e dalle bandiere. Arrestare un bambino di cinque anni, trascinarlo dentro il meccanismo repressivo di uno Stato, non รจ un incidente di percorso: รจ la fotografia fedele di un potere che ha smesso di distinguere tra forza e brutalitร .

Donald Trump non รจ un amministratore distratto travolto dagli eventi. รˆ il mandante politico di un clima, il regista di una cultura del sospetto, lโ€™uomo che ha insegnato alle istituzioni a guardare prima il colore di un documento e solo dopo โ€” se va bene โ€” quello di un volto. Un bambino in manette non รจ una โ€œconseguenza non volutaโ€: รจ il risultato naturale di anni di propaganda fondata sullโ€™idea che lโ€™altro, soprattutto se povero e straniero, non sia una persona ma un problema da rimuovere.

Trump ama presentarsi come vittima dei sistemi, dei giudici, dei giornalisti, della realtร  stessa quando non gli obbedisce. Ma qui non cโ€™รจ nessun complotto, nessuna macchinazione: cโ€™รจ solo il potere che mostra il suo vero volto quando non trova piรน freni. Usare la legge per umiliare, spaventare, intimidire รจ una vecchia tentazione di tutti i regimi che si credono forti e sono, in realtร , fragili. Perchรฉ solo un potere insicuro ha bisogno di dimostrare la propria autoritร  sui piรน deboli.

Si dirร  che lโ€™ICE applica le regole. Ma le regole non nascono nel vuoto. Nascono da scelte politiche precise, da ordini impliciti, da un linguaggio che legittima lโ€™eccesso. Trump questo linguaggio lo ha imposto dallโ€™alto, giorno dopo giorno, trasformando la disumanizzazione in una virtรน patriottica. Quando un bambino diventa un โ€œdanno collateraleโ€, significa che la politica ha giร  rinunciato alla propria funzione civile.

Non cโ€™รจ nulla di conservatore in tutto questo. รˆ solo autoritarismo travestito da fermezza. E non cโ€™รจ nulla di americano nel colpire lโ€™infanzia in nome della sicurezza. รˆ, al contrario, il segno di una democrazia che si sta piegando sotto il peso della propria paura. Trump non difende gli Stati Uniti: li espone al loro peggior riflesso.

Arriverร  il giorno โ€” perchรฉ arriva sempre โ€” in cui Trump non sarร  piรน presidente degli Stati Uniti. Il potere, anche quando urla, รจ temporaneo. Le responsabilitร , invece, restano. E quel giorno non รจ detto che sia lontano, non รจ detto che si debba aspettare una data cerchiata sul calendario, come il 2028, per fare i conti con ciรฒ che รจ stato causato. La storia non aspetta la fine dei mandati per presentare il conto.

Quando Trump non avrร  piรน il sigillo della Casa Bianca a proteggerlo, resteranno i fatti. Resteranno i bambini spaventati, le famiglie spezzate, le istituzioni piegate a una logica di crudeltร  amministrativa. E resterร  una domanda semplice, a cui nessuna propaganda potrร  rispondere: che tipo di Paese deve essere quello che ha accettato tutto questo?

I presidenti passano. Le macchie, no. E questa, per quanto si tenti di minimizzarla, รจ una di quelle che non si cancellano con uno slogan, nรฉ con una campagna elettorale. รˆ una di quelle che chiedono conto. E prima o poi, quel conto verrร  presentato.


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