Memoriale di un segnale
Ci sono episodi che, presi da soli, sembrano incidenti di cattivo gusto. Messi in fila, diventano messaggi. E in politica, come nella storia, i messaggi contano piรน delle smentite. Questo รจ uno di quelli.
Mettiamolo subito agli atti, per evitare le solite scorciatoie polemiche: Giorgia Meloni, in senso diretto, non cโentra nulla. Non รจ questo il punto. Il punto รจ il segnale. E il segnale non รจ rivolto al Paese, ma a un interlocutore ben preciso: la Chiesa cattolica, e in particolare quella CEI guidata da Zuppi, che sul referendum ha scelto di stare dalla parte del NO, anche se con il linguaggio felpato di chi preferisce alludere piuttosto che dichiarare.
Lโinserimento dellโimmagine di Giorgia Meloni in un affresco collocato in una Basilica Minore non รจ una provocazione casuale. ร un atto simbolico. E i simboli, in Italia, non sono mai innocenti. Soprattutto quando avvengono in un luogo che per decenni รจ stato un punto di riferimento della Democrazia Cristiana, a due passi dallo studio del divo Giulio Andreotti, quando la politica si faceva nei corridoi, nei silenzi, negli sguardi, e non nei post.
Quel luogo non รจ neutro. ร memoria. ร potere sedimentato. ร la Chiesa che dialogava con lo Stato senza bisogno di gridarlo. Toccarlo significa dire: abbiamo capito da che parte state.
Il messaggio รจ questo: se la CEI decide di entrare nella partita referendaria contro il governo, allora il governo โ o meglio, il suo spirito โ risponde sul terreno che conosce meglio: quello della forza simbolica, della rappresentazione, della pressione. Non serve una legge. Basta unโimmagine. ร il metodo di quello che potremmo chiamare, senza troppi giri di parole, tecnofascismo: non lโolio di ricino, ma lโuso scientifico dei segni, delle emozioni, delle provocazioni mirate.
Il rapporto tra Giorgia Meloni e il mondo cattolico รจ da tempo freddo. Non stima papa Leone โ e il sentimento รจ ricambiato โ perchรฉ Leone rappresenta una Chiesa che non benedice il potere per riflesso. Meloni resta, politicamente e simbolicamente, la vedova di papa Francesco: un papa che molti hanno voluto dipingere come progressista, ma che nella sostanza era piรน conservatore di quanto ammettesse, capace di parlare al popolo con un linguaggio che, a volte, ricordava piรน lโautoritร che la mediazione. A qualcuno, perfino, ricordava il Duce. Non per ideologia, ma per postura.
Ora quel legame รจ finito. E quando finiscono i legami, iniziano i regolamenti di conti.
La CEI, scegliendo il NO al referendum, ha mandato un messaggio politico. Non partitico, ma politico sรฌ. Questo episodio รจ la risposta: un avvertimento. Non urlato, ma scolpito. Non pronunciato, ma mostrato. Non prevalebunt, si direbbe in latino. Ma chi lo dice, e perchรฉ, conta piรน della frase.
E qui veniamo al nodo finale. Questo referendum non รจ piรน sulla giustizia. ร diventato un voto di resistenza democratica. Non contro una persona, ma contro un metodo. Contro un governo che fatica a distinguere tra consenso e intimidazione, tra simbolo e occupazione, tra autoritร e potere.
Per questo, dopo questo episodio, il NO non รจ solo unโopzione referendaria. ร una presa di posizione civile.
Votare NO significa mandare a casa un governo che usa la forza dei simboli quando perde quella del dialogo.
Significa dire che la democrazia non si affresca. Si pratica.
Il resto verrร dopo. Come sempre. E come sempre, lo pagheranno quelli che oggi credono di aver vinto.

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