Se un tempo la scuola era il cortile ordinato dove un Paese insegnava a se stesso come diventare adulto, oggi somiglia a una stazione di frontiera: gente che entra, gente che esce, nessuno che controlla davvero cosa accada fra quelle mura. A La Spezia un ragazzo รจ stato accoltellato mentre faceva ciรฒ che lo Stato gli chiede da quando ha sei anni: studiare. E ieri a Sora, davanti al Liceo Artistico, un altro studente di 17 anni รจ stato minacciato con un coltello da un aggressore che รจ fuggito dopo aver provocato escoriazioni giudicate guaribili in dieci giorni. Non sono fatalitร , sono il risultato di una lunga e metodica distrazione nazionale.
I governi passano, i ministri cambiano cravatta, ma la sostanza resta: la scuola รจ considerata un costo, non un investimento. Si tagliano insegnanti, psicologi, personale di vigilanza, e poi ci si stupisce se le aule e i cortili diventano terra di nessuno. La sicurezza viene evocata nei comizi come il santo patrono delle elezioni, salvo dimenticarla il giorno dopo lo spoglio. Cosรฌ gli istituti, che dovrebbero essere officine di cittadini, si trasformano in parcheggi di adolescenti irrequieti, lasciati a cavarsela da soli.
Nel frattempo la societร adulta ha abdicato al proprio ruolo educativo. Abbiamo consegnato i ragazzi ai social, nuova balia elettronica che insegna piรน in fretta di qualsiasi maestro ma nella direzione sbagliata. Lรฌ impera la legge del piรน forte: video di pestaggi premiati con โlikeโ, ricchezze esibite senza lavoro, criminali trasformati in modelli di carriera. Un tempo si sognava di diventare medici o ingegneri; oggi influencer o capobanda. E ci meravigliamo se qualcuno prende alla lettera la lezione.
La politica osserva questo spettacolo con lโaria di chi guarda la pioggia dalla finestra. Preferisce parlare dโaltro, perchรฉ investire nella scuola non rende applausi immediati. ร piรน comodo agitare paure, promettere manganelli, che ricostruire pazientemente quel tessuto di educazione e rispetto che richiede anni e non produce voti a breve scadenza. Ma un Paese che risparmia sui libri finirร per spendere in tribunali e ospedali.
Non vogliamo che lโItalia diventi unโappendice dellโAmerica peggiore, dove i genitori accompagnano i figli a lezione con lโansia di un congedo militare. La scuola deve essere un porto sicuro, non un poligono. E invece la stiamo lasciando marcire come una casa ereditata da parenti litigiosi: nessuno la cura perchรฉ tutti pensano di abitarla per poco.
Le responsabilitร sono diffuse, certo, ma chi governa ha il dovere di guidare il traffico, non di unirsi alla confusione. Servono soldi, idee e soprattutto rispetto per chi insegna e per chi impara. Senza questo, continueremo a contare i feriti e a recitare il rosario delle lacrime televisive, rito ipocrita che dura lo spazio di un telegiornale.
Ogni generazione ha bisogno di adulti che le dicano dei no e di istituzioni che li facciano rispettare. Noi abbiamo preferito delegare tutto a uno schermo luminoso, convinti che lโalgoritmo educasse meglio del maestro. ร un esperimento riuscito male, e i risultati si vedono nei corridoi delle nostre scuole, ora anche a Sora, dove un ragazzo รจ stato accoltellato senza che nessuno potesse prevenire la violenza.
La tragedia di La Spezia e lโaggressione di Sora non chiedono solo cordoglio ma un esame di coscienza collettivo. Se continuiamo a considerare lโistruzione un capitolo di spesa da sforbiciare e non la spina dorsale della nazione, prepariamoci a un futuro di paure domestiche e di violenze improvvisate. I ragazzi non nascono belve: lo diventano quando gli adulti smettono di fare gli adulti.
A questo governo piace un popolo di ignoranti che li possa votare alle elezioni confermandogli il potere per i prossimi anni, ma state attenti perchรฉ arriverร sempre, come sta succedendo da 10 anni a questa parte, un ignorante che vorrร sempre piรน prevalere sugli altri ignoranti e ci porterร al caos! Governo Meloni VERGOGNATI!

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